L'arte dell'eclettico messinese Alessandro Caminiti torna a dar mostra di sé in città. Ad inaugurare la nuova mostra, la settimana scorsa, un vernissage al ritrovo Hdemia, dove le opere di Caminiti, conteso fra la passione per il figurativo e l'istinto per le informali, rimangono ancora esposte ai visitatori. Nella prima categoria rientrano opere dal tratto coloristico inconfondibile, di luce su buio, dal quale emergono, come nello stile dell'artista, figure femminili affascinanti e simboliche.
Tema di queste ultime opere esposte è l'intricato tema dei rapporti fra culture e paesi diversi, studiato dall'autore nei suoi numerosi viaggi e soggiorni nei quattro angoli del globo, dall'America alla Cina, passando per l'Europa dove a giugno, in Francia, Caminiti esporrà nel tempio dell'arte, al Louvre di Parigi.
In una delle opere si vede così la Francia, raffigurata in tratti eleganti e colori mediterranei, in una longilinea donna fiera, che volta le spalle e tiene alti capo e sguardo in stidente contrasto con la figura di donna che le fa da sfondo. Ai fianchi la bandiera blu, bianca e rossa che ne testimonia l'ogogliosa allegoria con la madrepatria francese. Alle sue spalle l'America, una castana giovane contratta in atteggiamento godurioso che mostra la sua spavalda inclinazione al piacere attorcigliando i suoi gesti all'asse del suo corpo nudo.
Simile, esposta a pochi metri dalla prima, l'opera che mette a contrasto una selvaggia Italia, prosperosa e florida, le insenature del suo corpo a metaforizzare quelle delle frastagliate coste mediterranee in una figura nuda senza pudori, senza rossori, senza lo snobismo della gran donna, ma con l'incarnazione del potere dei sensi, legato alla terra, alla materia, palpabile nelle sue forme e nei suoi lunghi capelli ricci e neri. A farle da sfondo è la bandiera cinese, che copre il sedile su cui appare adagiata un'altra donna. Di lei si scorge solo una schiena perfetta, lungo cui scende in unica linea una treccia scura, ordinata. La donna, pudicamente di spalle a coprire le sue nudità, non mostra di sè che un asse longilineo e nobile, pur in un complesso gioco di impossibile disvelamento.
Quattro culture, quattro tipi umani, quattro modus vivendi che trovano coronamento nelle differenze somatiche e negli atteggiamenti dal fascino stridente della pregnanza simbolica quattro donne diverse, eppur donne, tutte quante.
In un'altra ala della sala si scorge, invece, accanto ad un curioso gioco d'amanti dipinto, sempre olio su tela, in tre figure, due donne ed un uomo, un'altra allegoria di Chiesa, Stato e Nazione. Tematica che connota spesso la produzione di Caminiti e che veicola un pensiero cosmopolita e incline a subire il fascino, pur "contestatorio", dei legami tra sacro e profano, fra cultura e materialismo, fra valori e loro umanissima corruzione.
Infine la Sicilia. Anche qui il potere evocativo, e non solo, è delle donne. In tre si adagiano l'una sulla linea portante dell'altra. Negli sguardi si scorge il concetto che l'artista vuol rappresentare, nei ciondoli che portano al collo si rende manifesto. A sovrastare il trittico è la Sanità, più in basso, adagiata su una sedia, la Giustizia che lusinga e protegge la terza figura, quella centrale, che scompone la linea retta, per piegare il collo esile sulle ginocchia della seconda: è la Massoneria, che di tutti, compagne di quadro e spettatori, catalizza l'attenzione, l'interesse, il potere. Questa Sicilia chiude il tour figurativo di emozioni che Caminiti concede ai visitatori.
Schizzi, macchie, applicazioni di materiali vari e simboli dell'era postmoderna fanno capolino tra le opere figurative. L'informale di Caminiti riscopre Pollock e si fa catturare da un dripping semplice in cui il rosso quasi puro esalta un nero che si staglia nel fondo, in movimento seppur immobile.
Le macchie delineano figure senza forma che sembrano voler fuggire dalla tela che le tiene prigioniere. Accanto ad esse, simboli postmoderni, pubblicità e pezzi di cartone applicati direttamente sulla tela in un'arte a metà tra pittura e collage, tra rivoluzione e tradizione.
Guido Luciani e Antonella Feminò








