Nuova vittima, la 103esima, tra gli ex 220 dipendenti della Sacelit. Questa mattina è deceduto, dopo una lunga malattia, Antonino Cirino, 72 anni. L'uomo aveva lavorato per 33 anni alla Sacelit, la società che produceva lastre di eternit a base di amianto nella frazione filippese di Archi, ormai nota come "fabbrica della morte". Cirino è morto per "neoplasia polmonare causata dalla prolungata esposizione alle fibre di asbesto".
A ricostruire la vita del lavoratore è stato il suo collega Salvatore Nania, presidente del comitato "ex esposti amianto" che sta portando avanti una battaglia giudiziaria per far riconoscere agli ex dipendenti sopravvissuti ed ai loro familiari, il danno subito.
"Nino, come lo chiamavamo in azienda - racconta il suo collega - è stato assunto alla Sacelit nel 1961, nessuno gli ha mai detto quali rischi correva, aveva solo 23 anni, giovane, volenteroso; per anni ha lavorato allo scarico dei sacchi di amianto dai vagoni ferroviari, poi alla preparazione delle miscele e alla produzione dei tubi in amianto-cemento, alla pulizia dei tubi finiti e al recupero dei tubi rotti con taglierine polverose. Nel 1976 inizia ad accusare i problemi respiratori". La Sacelit chiude nel 1993.






