Il presidente della V Circoscrizione, questa volta, parla per sè. Alessandro Russo parla da cittadino, con indole contesa fra la rabbia e la tristezza, parla con le parole dei suoi trent'anni, con i mezzi della sua generazione, con la voglia saggia di essere Messinese facendo partire il futuro dal passato. Una sua nota su Facebook commenta così l'ultima demolizione di "un pezzo di storia":
"Un altro pezzo di Messina che crolla giù, sotto i colpi delle ruspe che allegre e soddisfatte spaccano, spezzano, spingono, smuovono, abbattono colpi pesanti sui fregi degli anni Venti, sui balconi con le forme liberty, sui solai costruiti con l’ingegnoso e sempre più raro sistema del “cannizzo” e delle camere d’aria.
Spingono, spezzano, rompono e abbattono i muri perimetrali che davano da quasi cento anni il proprio volto all’incrocio tra Viale Giostra e Viale della Libertà, coi loro intonaci ferrei, tecniche costruttive di “una volta”, che mai più ritorneranno e, grazie alle ruspe, sempre meno testimonianze in questa città avranno. Quasi che la nuova matrice per il futuro, quella che dovrà scolpirsi indelebile nella memoria dei cittadini messinesi, non sia la robustezza e l’eleganza sobria del post-terremoto, con i suoi intonaci indistruttibili, ma la il giallino opaco degli intonaci dei palazzinari, che crollano e sbiadiscono nel giro di 3 anni, pronti ad essere rifatti da altre ditte specializzate che, millesimi alla mano, in un circolo vizioso, salasseranno i nuovi abitanti delle nuove palazzine.
Che potranno solo dire: “Ma la palazzina è nuova, come è possibile che debba rifarsi nuovamente la facciata...! Ah! Le vecchie tecniche costruttive di una volta, quando gli intonaci resistevano decenni...”
Ecco, quegli intonaci oggi crollano.
“B1”, dice il PRG vigente. E così, una palazzina post-terremoto viene cancellata dalle ruspe. Viene cancellata la sua storia e quel poco di storia di questa città, che, piuttosto che preservare le sue cose più belle, la sua anima, preferisce snaturarle, catalogarle “B1” e farle seppellire senza scrupolo alcuno da sei o sette piani di brutture geometriche.
Le Sovrintendenze autorizzano silenziosamente questi crimini. I Geni Civili soprassiedono sull’opportunità di simili interventi.
Le Commissioni tecniche, composte dagli stimabili locali tecnici, dotati di altrettanto stimati studi professionali e/o paludati di titoli accademici, non sanno dire “no”. I Consigli comunali, nel breve volgere di qualche ora notturna, cancellano le aree e i corpi edilizi che dovrebbero essere intoccabili e consentono l’espansione infinita di questa città che muore e perde la sua anima.
Messina muore, e la colpa è di chi la ha governata fino ad oggi. I suoi tecnici, i suoi dotti e sapienti, i suoi professoroni, i suoi “studiosi”, i suoi politici. E la ruspa continua ad abbattere quel fregio liberty, e con lui, un altro frammento di una storia gloriosa di questa città, che nasce capitale e muore da plebea".




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