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31 lug 2010
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Home L'Editoriale Riflettori accesi sulle ombre di un disastro

Riflettori accesi sulle ombre di un disastro

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patrizia vita3Il fango sommerge case, corpi, storia di cinque paesi, ma porta alla luce inefficienze, inedie, autocelebrazioni, assenza di chiarezza, mortificante trattamento della stampa, delegata a informare la popolazione, cittadina e nazionale (di quest’ultima soltanto quella minima percentuale interessata a un disastro tutto siciliano).

A voler mettere un punto sulla cronaca della tragedia non si sa dove porlo. Si sa da dove cominciare. Cinque ore di pioggia incessante, 250 millimetri di acqua, nella notte tra l’1 ed il 2 ottobre, seppelliscono gran parte di Giampilieri, Scaletta, Briga Marina, Altolìa, Molino. Decine di morti, molti dispersi.

Scatta la macchina dei soccorsi. Protezione Civile nazionale, Esercito, Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco, Forestale, corpi volontari, si mettono in moto per salvare vite umane. In Prefettura viene istituita un’Unità di Crisi. Quattro ore dopo la corsa di un fiume di fango in piena, comincia la corsa contro il tempo dei soccorritori. La corsa per sapere di chi, vivo, non ha notizie di moglie, figli, fratello, padre, madre.

E’ tempo di frenesia quello che segue 250 millimetri di pioggia. nubifragio2E’ tempo anche di scoprire che molto non funziona come dovrebbe. Non c’è alcuna coordinazione tra le unità impegnate nelle operazioni. A  chi, per ordine della Protezione Civile, scava da una parte, arriva l’ordine inverso, di un diverso organismo di soccorso,  di scavare da un’altra.

Peggio: i soccorritori si accorgono che non era stato predisposto alcun piano di evacuazione per un’area che aveva già lanciato segnali d’allarme. Rimane l’impegno, l’ansia di arrivare prima che il fango si solidifichi. Prima che alla voce “morti”, nel bollettino di una catastrofe, il numero superi quello della voce “dispersi”.

Ma se sui luoghi del disastro, per quanto scoordinata, l’attività è frenetica e lodevole, diverso è quanto rimane da fare in Prefettura, centrale operativa e punto di raccolta delle informazioni per i cronisti cittadini. Alle prese con un ufficio stampa del palazzo del Governo assolutamente inefficiente, che non tiene conto delle esigenze di informazione, appare vera impresa raccogliere notizie. 

unita_crisi1Infine le conferenze stampa del capo della Protezione Civile, Bertolaso. Da lui arrivano, oltre agli elogi all’operato del suo dipartimento, anche  numeri, purtroppo in aumento, dei morti. Sempre da lui un’accusa pesante: “E' forte l’incidenza dell’abusivismo edilizio in quelle zone”. E qui, 24 ore dopo la tragedia, si alza per la prima volta la voce degli amministratori locali. “Nessun abusivismo su quella porzione di territorio - è il duetto Buzzanca-Ricevuto. Una frase a due voci che smentisce “l’illazione” di Bertolaso.

Ma non è tempo di polemiche – aggiunge il nostro primo cittadino quella stessa sera – adesso è solo emergenza”. Il tempo delle polemiche - peraltro aperte da una dichiarazione del ministro Stefania Prestigiacomo: “Il Governo aveva erogato 11 milioni di euro. Che fine hanno fatto? -, arriva qualche giorno dopo.

Buzzanca chiarisce che quei soldi erano stati destinati dal Ministero dell’Ambiente, alla città, per sistemazioni idrauliche e dissesto idrogeologico. Un finanziamento vincolato che disponeva per l’ultima voce appena 735mila euro. E così è stato. Con buona pace di chi esegue soltanto disposizioni ministeriali, in barba ad uno stato di emergenza fissato prima da Romano Prodi sino al 31 dicembre 2008, prorogato da Berlusconi per un altro anno ancora, su 11 milioni di euro neanche uno è andato alla messa in sicurezza di un unico torrente, l’Annunziata.

Si è giunti così, impreparati, ad una valutazione troppo tardiva: solo a settembre 2009 la zona interessato al disastro, viene dichiarata zona R4, ad alto rischio di dissesto idrogeologico, dalla Protezione Civile regionale. Buzzanca, per il quale evidentemente si è aperto il tempo delle polemiche, accusa la stampa di sciacallaggio. Il fango sommerge case, corpi, storia di cinque paesi. Svela assenza di democratico confronto.
 
PARTELESA_MODIFICATO_1