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Messina rivela il suo cuore Messina rivela il suo cuore

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sabato
31 lug 2010
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Messina rivela il suo cuore

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funerali_2Se le città hanno un cuore, Messina oggi l'ha tirato fuori tutto quest'organo vitale. 10-15 forse 20mila i battiti di chi c'era e lo ha fatto pulsare.

Piazza Duomo questa mattina era stracolma di un popolo che, forse, un secolo e un anno dopo una tragedia che aveva distrutto la città che abita, seppellendo tra le macerie oltre centomila messinesi, si è avvicinata al dolore di chi aveva vissuto in prima persona il terremoto del 1908.

Qualcuno potrà giudicare imparagonabile quel disastro a quello dell'uno ottobre 2009. Quel qualcuno sbaglia, perché il dolore, il cordoglio, non è fatto di numeri ma di partecipata sofferenza. Se diversità ci sono, tra l'una e l'altra catastrofe cittadina, sono date non dai numeri delle vittime ma dalla esistenza di fattori contingenti che avrebbero potuto evitare la seconda. Senza ridire il già detto, scegliendo la strada di un'analisi ovvia sulla quale non occorre intervengano risultati di consulenze peritali, possiamo dire che la natura, nell'ottobre 2009, è stata aiutata molto dall'inerzia dell'uomo, per seppellire nel fango 35 persone.

Lo ha detto durante il rito funebre, il celebrante Arcivescovo di Messina, monsignor La Piana, davanti alle 21 bare. Ha detto che la città attende, almeno adesso, che chi ha in mano la gestione cittadina dia un piano di sicurezza concreto e non di carta. "Non parole vuote o di circostanza, Messina attende da chi la amministra"- ha detto La Piana. Né tardive prese di coscienza  di chi aveva il dovere di scoprire quali assenze abbiano potuto determinare la tragedia. Si può aggiungere. Azione, tempestività, devono essere le parole d'ordine di chi, oggi, davanti a 21 bare, è apparso certamente, sinceramente anche ( come supporre il contrario?), addolorato.

Messina oggi ha recintato un quadrilatero del dolore: corso Cavour, corso Garibaldi, via I Settembre, viale Boccetta, hanno racchiuso la città che soffre. Il resto era deserto. Strade vuote, come marmificate. Messina, oggi, ha applaudito ad ogni nome delle vittime, ha pianto  nel vedere i palloncini che hanno accompagnato la bara di Ilaria, 5 anni.

Ma ha pianto anche guardando il dolore pietrificato di una mamma che ha perso due figli, Leo e Cristian, nel fango di Giampilieri. Per ogni vittima già celebrata, per ognuna non ancora portata alla luce, occorre una promessa: saremo un popolo diverso. Un popolo che saprà rinascere dal disastro di un'alluvione molto meglio di quanto abbia saputo fare dalle macerie di un terremoto.

Patrizia Vita

 
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