Si sono messi in sette per ribaltare secoli di tradizione cattolica. Ed è stata una finlandese, una che deve ringraziare il nostro Dio, se ha potuto fare ricorso alla commissione europea (composta dai sette) per avere ragione. Per far togliere dalle aule dei suoi figli, come lei residenti nel nostro paese, quel simbolo cristiano che nulla faceva tranne che ricordare agli italiani di ogni tempo convinzioni religiose secolari. Convenzioni anche, se volete, ma intimamente nostre, tanto da non dover essere insidiate. Tantomeno soppresse. La signora deve ringraziare il nostro Dio, ripeto, perché fosse stato Allah a rappresentare la religione del paese del quale era ospite nazionalizzata, la signora s’attaccava ai mezzi di trasporto mediorientali, prima di ottenere la “sua giustizia”. E l’hanno pure pagata: 5mila euro per risarcirla del “disturbo visivo” occorso ai sui piccini, magari mentre imparavano l’alfabeto (italiano), nel vedere Cristo inchiodato.
Quanto accaduto, la sentenza di abolizione del crocifisso dalle aule scolastiche, la “ vittoria” in terra nostrana di una finlandese che si “pregia di definirsi italiana, ma non rispetta il Credo del paese ospitante, è il risultato della politica di apertura delle porte di casa nostra al mondo. Aprire era giusto, spalancare, assorbendo nella loro totalità gli “stranieri”, no. Non sono un’estremista di destra, non voglio ghetti nei quali rinchiudere i diversi per nazionalità, colore o credo religioso, ma pretendo, mi si passi il verbo, il rispetto, doveroso, da parte di chi mi entra in casa e vuole sovvertire le mie regole, i miei simboli, minaccia i miei valori.
La definizione di Stato laico non si attiene all’Italia come condizione utile ad annullare i segni della nostra fede, a dimenticare che la storia del cristianesimo è la nostra storia. Di questo passo, di integrazione in integrazione, di rispetto, totalitario, della cultura degli “altri”, assisteremo a lapidazioni in piazza, (perché non a piazza S.Pietro?) di adultere. Vedremo tranciare la mano del ladro che ha rubato il triciclo di nostro figlio. Accecare il tizio che ha osato guardare il volto di nostra moglie mentre, nascostamente, si toglieva il burka. Ed ancora, se davvero dovremo perseguire l’obiettivo di una integrazione religiosa di ogni paese nel nostro, magari sovvertendo la locale, onore e rispetto alle mucche. Smettiamo di ammazzarle, cucinarle e gustarle. Riceviamole nel salotto buono di casa nostra, offriamo loro un succulento pasto a base di erbette arrostite alla brace. Meglio se una brace rigorosamente alimentata da Crocifissi sottratti alle aule scolastiche del belpaese...E ci mancava che non fosse chiamato “belpaese”.
Intanto i sette della commissione europea di Strasburgo per i diritti dell’uomo ( ma cambiassero nome, visto che vogliono toglierci il diritto di appendere il nostro Cristo alle pareti delle aule scolastiche) sono già bersagliati da critiche e ricorsi. E non mancano le iniziative individuali. Tra quelle avviate dai sindaci dei vari comuni italiani, ne spicca una, del primo cittadino di Montegrotto Terme, Padova: su cartelloni luminosi affissi sui muri di gran parte della città è apparsa la scritta: “ Noi non lo togliamo”. Con buona pace dei figli degli ortodossi, musulmani, buddisti, maomettani, induisti e…chi più ne ha più ne…tolga.








