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Messina 2010: purché respiri! Messina 2010: purché respiri!

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sabato
31 lug 2010
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Messina 2010: purché respiri!

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Alluvione: di promesse si può anche morireL’anno appena iniziato, come ogni altro in questa fase, impone il nuovo. Il nuovo da fare. Il nuovo da dire. Sul fare, ognuno si adegui secondo coscienza e preferenze proprie. Sul dire, la domanda è: cosa, di nuovo, in un editoriale letto nella città che di nuovo ha soltanto il tragicamente vecchio? Appare certamente impresa ardua, ma occorre essere propositivi e per questo mi piace soffermarmi sull’unica nota positiva di inizio anno: quella fantasia di giochi pirotecnici che hanno illuminato la mezzanotte dell’1 gennaio 2010.

 

Per chi, forse illudendosi, come me ha voluto leggere tra le scie  di quei fuochi d’artificio, ha voluto udire più del frastuono di quei botti, c’era un significato nascosto oltre l’immediata percezione di un festeggiamento augurale. C’era la voglia di emergere di una città sommersa; c’era il desiderio di farsi “sentire”; la volontà di superare sconfitte, tragedie, indifferenze istituzionali, di ogni scala e grado. C’era, insomma, una città che “grida” al mondo la sua presenza. E lo fa stordendosi di euforia. Lo fa con l’entusiasmo di chi crede, o vuol credere, che il nuovo anno possa portare giustizia, riconoscimenti, anche a quel pezzo di terra “ignorata”, che siamo. Perché Messina siamo noi.

A ignorarla, “la citta del ponte”,  ci ha pensato persino Giorgio Napolitano nel messaggio di fine anno. Il presidente degli italiani, in circa 20 minuti di discorso alla nazione, non ha formulato una sola volta il nome “Messina”. Non sono bastati 37 morti, villaggi devastati, accuse di indifferenza nazionale, a smuovere le coscienze italiane. Chi lo rappresenta nel mondo, quel territorio cui geograficamente saremmo annessi, in venti minuti ha ricordato i morti de L’ Aquila, i  militari caduti in Afghanistan. Nulla sui nostri seppelliti dal fango.

Ha esortato il popolo alla forza, all’impegno per superare la crisi. Ha persino, (quasi una beffa per noi), parlato di “solidarietà e unità nazionale”. Già, ha detto così il “nostro” presidente. Ma il bello è che a qualcuno, al “primo” tra i siciliani, quel discorso è piaciuto. Il presidente della Regione ha apprezzato che Napolitano dedicasse un pensiero ai giovani, al mezzogiorno d’Italia. Napolitano che vede nei giovani la forza della rinascita, vede lì, nel cuore d’Italia, il catalizzatore dell’attenzione della nazione. Un “Bravo- bene, 7+,  a Raffaele Lombardo, che negli ultimi tempi ha perso di vista qualche “compagno di merenda” ma anche la sua “sicilianità”.

Come sorvolare, infatti, sulla “dimenticanza” presidenziale dei morti messinesi e, invece,  premiare il diplomatico invito a “attenzionare i giovani e il mezzogiorno”? Ecco perché appare tutto poco nuovo quel che riguarda la nostra città. Perché di indifferenze, di piaggerie, di squallidi opportunismi, Messina ne ha vissuti troppo negli ultimi anni. Non piace sapere che per l’Italia intera, isola compresa, la nostra è solo città  di ponte.

Non piace neanche sapere che soltanto in virtù di un ponte che la devasterà territorialmente ( laddove ancora altro non era riuscito a fare) sarà ricordata dal resto d’Italia. Quel resto che piange, è solidale, si stringe, sborsa  denaro per l’Abbruzzo (nostro fratello nella disgrazia), esortato al ricordo dei caduti in Afghanistan dal presidente della Repubblica italiana. Che vengano centinaia, migliaia, milioni di fuochi d’artificio per svegliare la città addormentata. Buon, DAVVERO NUOVO, anno!!!

 

Patrizia Vita

 
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