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mercoledì
10 mar 2010
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Fuori Messina

In panne la macchina della solidarietà

In panne la macchina della solidarietà

Su tutti quotidiani di oggi si commenta, tra l’incredulità e lo sdegno, la decisione della Federcalcio di non aver fatto osservare a livello nazionale il minuto di silenzio per le vittime della frana di Messina. Le condanne sono unanimi per una decisione da fantascienza che, senza scomodare ragioni “separatiste” o peggio ancora “razziali”, appare di una totale idiozia da non meritare ulteriori sforzi sull’aggettivo più adatto per qualificarla degnamente.

Quello che invece è passato abbastanza inosservato, a parte pochi casi, sono quei palinsesti Rai e Mediaset totalmente illibati dalla tragedia di Messina nell’arco dell’intero weekend.

Già venerdì sera con 18 morti accertati, una quarantina di persone ancora sotto il fango e un migliaio di gente a scavare sotto i detriti, è stato un vero piacere vedere Carlo Conti, i suoi “Migliori Anni” e tutte quelle altre interessanti fiction sugli altri canali. Della serie: o avevi Sky Tg24 e un collegamento web, oppure dovevi aspettare i tg della sera per sapere se un tuo familiare/amico/conoscente/semplice sconosciuto fosse nell’elenco ufficiale dei morti.

Ma del resto anche quando nel '92 ci fu l’attentato di Capaci su Raiuno si andò regolarmente in onda con “Scommettiamo che?” di Fabrizio Frizzi, lo stesso Frizzi che sabato mattina presentava la Festa della Polizia, evento effettivamente troppo importante per poter essere interrotto da qualche flash sull’elenco delle vittime accertate.

Sembrava che a seguito della grande enfasi del terremoto de L’Aquila qualcosa fosse cambiato, dopo che ti propinavano crolli, lacrime, morti, terribili storie a qualsiasi ora, in qualsiasi trasmissione, a qualsiasi costo. Nessuno si aspettava una copertura analoga, le tragedie non si misurano con i morti e i minuti di messa in onda, ma almeno un’informazione più frequente era lecito attendersela. Ma Bruno Vespa, si sa, è di L’Aquila e non di Messina. E con queste premesse era ovvio che ieri ci saremmo dovuti sorbire pure le risate sguaiate della Vinciguerra, le urla della Ventura e tutti i balletti di Buona Domenica.    

Ma a far male non sono le luci semi spente dei riflettori oppure la mancata proclamazione del lutto nazionale o ancora il minuto di silenzio negato sui campi di calcio. Quello che più di tutti deve far riflettere in questa approssimazione generale sulla tragedia è la mancata campagna di solidarietà che, di fatto, non è scattata a livello nazionale. A parte la raccolta fondi lanciata del Banco di Sicilia, non risultano iniziative particolari o per lo meno non sono state sufficientemente comunicate. E questa è una dimenticanza crudele, perché ai tempi dell’Abruzzo è stata proprio la macchina della solidarietà ad aver funzionato a dovere. Forse gli sfollati di Messina o i familiari delle vittime non meritano lo stesso sostegno?

Ultima considerazione: nel puntuale resoconto della tragedia sui quotidiani nazionali sono davvero assenti le firme messinesi, a parte sporadici casi. Non si capisce perché la nostra città debba essere colonizzata anche quando si tratta di raccontare gli affari di casa nostra, che vengono invece affidati alle penne dei comunque bravi inviati romani e dei corrispondenti da Palermo e Catania.

Se questo spiega tutto quello di cui sopra, auguriamoci almeno che il prossimo Bruno Vespa nasca a Messina.

Luigi Citriniti

 

Il silenzio degli indolenti in una città che ha votato per il degrado

Il silenzio degli indolenti in una città che ha votato per il degradodi Fabio Bonasera

La chiamano sindrome di Cassandra. Consiste nell’annunciare una catastrofe senza essere creduti, come accadde alla veggente della mitologia omerica allorquando presagì l’imminente distruzione di Troia.
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Stretti a confronto

Stretti a confrontodi Luigi Citriniti

«Sono tornato da un viaggio in Scandinavia dove ho attraversato il ponte/galleria sull’Oresund che unisce la Svezia alla Danimarca (inaugurato nel 2000). Dodici chilometri. Meno di mezz’ora di percorrenza di cui meno di dieci minuti per attraversare lo stretto do Oresund, Come si fa ancora a pensare che un ponte sullo stretto di Messina sia un lusso e non una necessità? Consiglio i politici contrati a fare un viaggio sull’Oresund. Prima con il ponte/galleria e poi magari in traghetto, sempre che esistano ancora».

Questa lettera è stata pubblicata in settimana sul Corriere della Sera, rilanciando tra i lettori il dibattito sull’opera più discussa della storia dell’umanità (e discussa non solo perché controversa, ma soprattutto perché a prescindere dalle posizioni non se ne può davvero più solo a sentirne parlare). Non sappiamo da dove provenga il firmatario, se cioè sia messinese o semplicemente un italiano che aveva voglia di dare il suo contributo in questa orgia di proclamazioni, di sicuro però affascina il paragone che propone, ovvero: Stretto di Messina – stretto di Oresund. E dato che abbiamo avuto la fortuna di essere stati in zona proprio questa estate, buttiamoci con cognizione di causa in questa coraggiosa sfida di doppio: Messina/Reggio Calabria  contro Copenhagen/Malmö.

Su popolazione e ampiezza del territorio vincono di netto gli scandinavi, ma sulla storia di popoli e tradizioni alle spalle, inutile pure discuterne: Messina e Reggio Calabria si impongono di netto su tutta linea con secoli e secoli in più sulle spalle. Riguardo al cibo, è proprio inutile che questi danesi la facciano lunga su quanto siano buoni i loro panini imbottiti (i famigerati "smørrebrød”, che solo a pronunciarli ti viene il mal di gola) in terra di Sicilia e Calabria si mangia meglio, con più varietà, e con meno soldi.

Si, è vero, a proposito del vile denaro, gira qualche soldo in più da quelle parti, ma che volete che sia il 9° posto al mondo di Copenaghen nella classifica delle città più ricche? I trasporti, poi: avranno pure quell’aeroporto così funzionale, premiato per quattro volte come il migliore della terra, ma volete mettere il brivido che lascia ai passeggeri quella curva finale prima di atterrate al Tito Minniti? E sulle aziende, poi, non abbiamo proprio nulla da invidiare. Loro metteranno pure in campo la sede regionale della Microsoft, ma che noia tutti quei marchingegni elettronici rispetto ai servizi eccellenti della Tourist-Caronte.

A proposito del trasporto via mare, dovere di cronaca ci impone di smentire il signore della lettera al Corriere della Sera. Il traghetto a Copenaghen , caro signore, esiste ancora nel capoluogo danese (quindi, come vede, continuano ad essere antiquati) e serve per gli spostamenti interni, per evitare cioè il gommato su strada, respirare aria più pulita e abbattere drasticamente il traffico. Aspetti che, come lei saprà a noi italiani e noi messinesi in particolare, non ci toccano affatto. Noi abbiamo il sole, noi abbiamo il mare, ma soprattutto non abbiamo in acqua quelle antiestetiche pale per l’energia eolica.

Insomma, contro danesi e svedesi vinciamo alla grande. E se per caso costruiremo il Ponte, sarà di sicuro più bello.

La hit parade dei gusti perduti

La hit parade dei gusti perduti

di Luigi Citriniti

Le scene più tragicomiche sono dal macellaio. Al di fuori di Messina la richiesta di mezzo chilo di carne da fare a braciole si traduce così: «Mi dia per favore delle fettine non troppo spesse, ma neanche troppo sottili, una specie di carpaccio più consistente ma evitando che le fettine si rompano, possibilmente tagliate in due e battute.

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I cervelli se ne vanno (e pure i cervelletti)

I cervelli se ne vanno (e pure i cervelletti)di Luigi Citriniti

Sono giovani, hanno una laurea e svolgono una professione che richiede un livello culturale elevato.

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