di Luigi Citriniti
Le scene più tragicomiche sono dal macellaio. Al di fuori di Messina la richiesta di mezzo chilo di carne da fare a braciole si traduce così: «Mi dia per favore delle fettine non troppo spesse, ma neanche troppo sottili, una specie di carpaccio più consistente ma evitando che le fettine si rompano, possibilmente tagliate in due e battute.
Ha presente la carne da fare a involtini? Bene, la dimentichi completamente, si concentri piuttosto su un taglio più simile alle scaloppine, ma le raccomando la consistenza della fettina perché altrimenti la mollica fuoriesce e il formaggio si perde durante la cottura. Tutto chiaro? …».
Quasi incredibile per chi non ci è passato, ma la cosa in assoluto più difficile da trovare per i messinesi d’oltre stretto è proprio il taglio delle braciole. Sarà forse per questo motivo che, nello svolgere un sondaggio senza troppe pretese scientifiche tra un centinaio di messinesi che vivono fuori, proprio le braciole si sono piazzate al primo posto come cibo tipico che più manca dalle tavole. Nell’indicare in ordine i tre prodotti tipici di cui più si ha nostalgia il 25% degli intervistati ha risposto che sono proprio gli involtini al primo posto in questa speciale hit parade dei gusti perduti. E dire che non ci vorrebbe chissà quali competenze, basterebbe semplicemente una cultura culinaria più diffusa che porti i macellai a conoscere il taglio della braciole allo stesso modo di come ad ese
mpio possono individuare quello della fiorentina. Si sente ovviamente la mancanza anche delle varianti al pesce spada, ma il terreno in questo caso è decisamente molto più impervio, per cui tutto sommato si può essere comprensivi.
Non c’è giustificazione alcuna, invece, per altri cibi nostrani che risultano introvabili e che sono di conseguenza tra i più citati. Innanzitutto la focaccia tradizionale, assolutamente sconosciuta da chi non è messinese, nonostante il procedimento di preparazione sia abbastanza semplice e pur riscuotendo molti consensi dai turisti che hanno l’occasione di assaggiarla a Messina e che la lodano sui forum di discussione in rete . Va un po’ meglio per i nostalgici della granita (statistica in questo caso probabilmente “viziata” dal fatto di trovarci nella bella stagione), che comunque riescono ancora a trovare imitazioni gustose, riuscite o meno che siano. In molti bar del nord non è poi così inconsueto poter acquistare le nostre brioches, nella maggior parte dei casi confezionate e prodotte direttamente in Sicilia.
Anche sui rustici le imitazioni sono numerose, nonostante non sia particolarmente diffusa la cultura della rosticceria, luogo ad hoc dove poter acquistare i “pezzi” e fare un pasto completo con pochi euro. Quello che invece non è inconcepibile è l’assoluta assenza dai supermercati di formaggi come il pepato fresco e soprattutto della ricotta infornata da grattugiare. Quest’ultima, che si fa fatica a trovare anche nella stessa Sicilia al di fuori di Messina, basterebbe semplicemente importarla sottovuoto. Una volta aperta, se lasciata in frigo a respirare può durare anche svariati mesi, per cui non si porrebbe neanche il problema della scadenza. La ricotta infornata non la si trova nemmeno presso i punti vendita della catena Eataly, autentico tempio del cibo slow food dove è possibile acquistare i più buoni prodotti italiani.
Non sappiamo se è necessario ottenere una particolare certificazione “politica” per riempire supermercati e negozi dei nostri cibi messinesi o se è invece si tratti piuttosto di un problema di comunicazione che impedisce di far conoscere la potenziale richiesta oltre stretto. Di sicuro, però, siamo stufi di vedere sugli scaffali tutte quelle focacce liguri, piadine romagnole, mozzarelle campane e pane sardo carasau.
Imprenditori messinesi del settore, fateci un pensierino.
TABELLA
Braciole (di carne e di spada) | 25% |
Focaccia | 20% |
Granita | 19% |
Rustici (arancini e pidoni) | 13% |
Formaggi (pepato fresco e ricotta infornata) | 9% |
Panna e gelati | 8% |
Altri (Sosizza cunsata, cannoli, pignolata, panini topini) | 6% |
Nota: E’ stato chiesto a 100 messinesi di indicare i primi 3 cibi tipici di cui si sente di più la mancanza. Le percentuali indicate si riferiscono al primo prodotto scelto.




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