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31 lug 2010
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In panne la macchina della solidarietà

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Su tutti quotidiani di oggi si commenta, tra l’incredulità e lo sdegno, la decisione della Federcalcio di non aver fatto osservare a livello nazionale il minuto di silenzio per le vittime della frana di Messina. Le condanne sono unanimi per una decisione da fantascienza che, senza scomodare ragioni “separatiste” o peggio ancora “razziali”, appare di una totale idiozia da non meritare ulteriori sforzi sull’aggettivo più adatto per qualificarla degnamente.

Quello che invece è passato abbastanza inosservato, a parte pochi casi, sono quei palinsesti Rai e Mediaset totalmente illibati dalla tragedia di Messina nell’arco dell’intero weekend.

Già venerdì sera con 18 morti accertati, una quarantina di persone ancora sotto il fango e un migliaio di gente a scavare sotto i detriti, è stato un vero piacere vedere Carlo Conti, i suoi “Migliori Anni” e tutte quelle altre interessanti fiction sugli altri canali. Della serie: o avevi Sky Tg24 e un collegamento web, oppure dovevi aspettare i tg della sera per sapere se un tuo familiare/amico/conoscente/semplice sconosciuto fosse nell’elenco ufficiale dei morti.

Ma del resto anche quando nel '92 ci fu l’attentato di Capaci su Raiuno si andò regolarmente in onda con “Scommettiamo che?” di Fabrizio Frizzi, lo stesso Frizzi che sabato mattina presentava la Festa della Polizia, evento effettivamente troppo importante per poter essere interrotto da qualche flash sull’elenco delle vittime accertate.

Sembrava che a seguito della grande enfasi del terremoto de L’Aquila qualcosa fosse cambiato, dopo che ti propinavano crolli, lacrime, morti, terribili storie a qualsiasi ora, in qualsiasi trasmissione, a qualsiasi costo. Nessuno si aspettava una copertura analoga, le tragedie non si misurano con i morti e i minuti di messa in onda, ma almeno un’informazione più frequente era lecito attendersela. Ma Bruno Vespa, si sa, è di L’Aquila e non di Messina. E con queste premesse era ovvio che ieri ci saremmo dovuti sorbire pure le risate sguaiate della Vinciguerra, le urla della Ventura e tutti i balletti di Buona Domenica.    

Ma a far male non sono le luci semi spente dei riflettori oppure la mancata proclamazione del lutto nazionale o ancora il minuto di silenzio negato sui campi di calcio. Quello che più di tutti deve far riflettere in questa approssimazione generale sulla tragedia è la mancata campagna di solidarietà che, di fatto, non è scattata a livello nazionale. A parte la raccolta fondi lanciata del Banco di Sicilia, non risultano iniziative particolari o per lo meno non sono state sufficientemente comunicate. E questa è una dimenticanza crudele, perché ai tempi dell’Abruzzo è stata proprio la macchina della solidarietà ad aver funzionato a dovere. Forse gli sfollati di Messina o i familiari delle vittime non meritano lo stesso sostegno?

Ultima considerazione: nel puntuale resoconto della tragedia sui quotidiani nazionali sono davvero assenti le firme messinesi, a parte sporadici casi. Non si capisce perché la nostra città debba essere colonizzata anche quando si tratta di raccontare gli affari di casa nostra, che vengono invece affidati alle penne dei comunque bravi inviati romani e dei corrispondenti da Palermo e Catania.

Se questo spiega tutto quello di cui sopra, auguriamoci almeno che il prossimo Bruno Vespa nasca a Messina.

Luigi Citriniti

 
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