98cento.it - Quotidiano on line di Messina e Provincia

sabato
31 lug 2010
Testo
  • Aumenta
  • Standard
  • Riduci
Home Rubriche Lifestyle Dall’ Homo Sapiens all’ Homo Elegans! 1a parte

Dall’ Homo Sapiens all’ Homo Elegans! 1a parte

E-mail Stampa PDF
Share

Homo ElegansDi Andrea Freni

1a parte - Dal Paleolitico al Medio Evo 

L’Homo da cui discendiamo non che è uno dei generi della famiglia degli ominidi, ossia, la famiglia di primati cui appartiene l’uomo; il cosiddetto Sapiens Sapiens, comparso 2,5 milioni di anni addietro, è l’unica sottospecie ad oggi conosciuta della famiglia dell’uomo e l’unica a non essersi ancora estinta.

L’aspetto più significativo di questa nuova specie è la presenza di un cervello strutturato che gli ha permesso di ragionare in astratto, di sviluppare un linguaggio, di avere un potere di introspezione, di manifestare una certa abilità nei sistemi di comunicazione finalizzati all’auto-espressione e allo scambio di idee, di possedere uno spiccata sensibilità per la bellezza e l’estetica.

La curiosità naturale, che ne distingue la personalità, segno inequivocabile di un cervello sofisticato, ha portato presto allo sviluppo di strumenti ed abilità avanzati; gli uomini, infatti, sono l’unica specie vivente che utilizza il fuoco, cuoce i propri cibi e per quel che ci riguarda che si veste.

In questo contesto generalizzato dello sviluppo del genere umano, la storia dell’abbigliamento assume un’importanza notevole poiché, sussume nella propria sfera, oltre alla evoluzione delle tecniche di realizzazione di abiti e accessori, anche le caratteristiche sociali ed economiche di ogni periodo storico perché nell’abito si armonizzano funzioni pratiche (come la vestibilità), esigenze estetiche (legate alla cultura cui si appartiene), aspetti simbolici (che richiamano l’appartenenza ad una determinata comunità) e di identificazione con un determinato status sociale, civile e religioso.

Agli albori della civiltà umana le forme di abbigliamento si limitavano all’indossare le pelli degli animali uccisi (volpe, renna e cervo) per motivi essenzialmente legati a fattori funzionali di protezione del corpo ed a fattori simbolici, religiosi, psicologici; tali pelli venivano prima stese su una struttura di legno, poi raschiate per eliminare i residui di grasso, successivamente strofinate con il cervello degli animali ed infine masticate dagli stessi uomini al fine di risultare più morbide. Una volta terminata questa rudimentale procedura di lavorazione della pelle seguiva la cucitura eseguita con un ago con cruna in osso di animale o in corno di cervo.

È possibile, inoltre, che l'introduzione delle pelli per coprire il corpo abbia anche un legame con delle forme primitive di pudore scaturenti dal fatto che, essendo gli altri appartenenti alle comunità primitive coperti, l'uomo nudo, percependo la propria diversità, era portato ad equipararsi agli altri per non essere "escluso".

La filatura e la tessitura furono, invece, introdotte nel Mondo Antico, ossia, intorno al VI – V millennio A.C. e sancirono l’abbandono definitivo delle pelli di animali come mera copertura del corpo; in questo periodo in Cina veniva lavorata la seta, in Egitto il Lino mentre  in Europa i Fenici introducevano per primi la tintura dei tessuti grazie alla scoperta del pigmento porpora ricavato dall’essicazione del murice.

Con l’avvento dell’Impero Romano, si consolidarono nuove abitudini di abbigliamento mutuate dalle interazioni con gli usi ed i costumi delle numerose popolazioni incontrate nel corso della propria espansione; vengono così confezionati abiti come la toga, la tunica ed il pallio simboli di quotidianità e non solo.

 
I Palati Elisi
PARTELESA_MODIFICATO_1