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mercoledì
10 mar 2010
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Tiri liberi

Cosa resterà di questi anni 2000?

Cosa resterà di questi anni 2000?

Ladies & Gentlemen, eccoci giunti agli Anni Dieci, scardinata da una manciata di giorni la porta di questo nuovo decennio, presentatosi decisamente in sordina se rapportato alla spinta emotiva che accompagnò, dieci anni or sono, il famigerato Capodanno del 2000: il primo “col due davanti” si caratterizzò indiscutibilmente per un appeal di molto maggiore. Ma quanta acqua è passata sotto un ponte lungo dieci anni ? Tanta, decisamente.

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Il flauto risuona a Scaletta. Solidarietà nel mondo della musica tra Torino e Messina

Il flauto risuona a Scaletta. Solidarietà nel mondo della musica tra Torino e Messina

È stato consegnato pochi giorni fa tra i divani della hall dell’Hotel Europa un prezioso flauto argentato donato alla ventiduenne di Scaletta Santina Marchese da un generoso ingegnere nucleare torinese. Appassionato musicista, l’ingegnere Sergio Mannu era venuto a conoscenza, tramite un piccolo gruppo di messinesi, della storia di Santina, riportata anche su 98cento.

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"Piccoli cervelli".... fuggono. Impediamolo!!

Conosco da tempo Patrizia Vita ed ho accolto con piacere la sua richiesta di scrivere qualcosa su questo quotidiano che apprezzo per la sua semplicità e varietà. L'ispirazione, però, mi è arrivata la scorsa settimana, quando  mi sono recato per lavoro fuori regione  ed ho colto l’occasione per stare qualche ora insieme a mia figlia, da poco iscritta all’Università di una grande città del Nord Italia.

Discutendo a cena, con lei ed altri studenti provenenti dalla nostra città, mi sono reso conto che tanti, ma davvero tanti, sono i nostri giovani che hanno scelto di andare via da Messina non più come un tempo alla ricerca di un lavoro ma, addirittura, alla ricerca di “cultura” ed opportunità.

Il sentire la lunga lista di loro conoscenti che, quest’anno più dei precedenti, hanno scelto di iscriversi alle Università di Milano, Roma, Torino, Padova, Venezia ed addirittura Forlì, Pavia ecc… mi ha provocato un senso di grande amarezza.

Mi sono chiesto perché tutto questo, perché la nostra Università, ed ancor più la nostra città, non soddisfano molti nostri giovani e, soprattutto, di chi le responsabilità per tutto ciò?

Mi sono dato alcune risposte.

Penso, anzitutto, che più che all’inadeguatezza delle proposte formativo/culturali – sulle quali peraltro non sono in grado di esprimere giudizi – bisogna guardare alle tante opportunità in più che ogni giovane può avere vivendo in realtà diverse dalla nostra.

La scelta di andare via sin da dopo la maturità è, certamente, una scelta condivisa con le famiglie, quindi, una scelta ponderata ragionata e non dettata dalla necessità di andare alla ricerca di un lavoro.

E’ una scelta dettata dalla necessità di costruire future carriere intorno a delle opportunità che qui da noi, ahimè, non ci sono e non si intravedono.

I nostri giovani e le loro famiglie, se possono, scelgono sempre più di non arrivare al Nord in cerca di un lavoro, bensì di diventare da subito parte integrante di quella società alla quale già pensano di voler chiedere uno spazio in futuro anche nella vita professionale.

Certo anche le super organizzate Università del Nord, le smisurate occasioni di arricchimento culturale, le maggiori opportunità di trovare occupazione qualificante dopo la laurea aumentano la lista delle motivazioni che li portano lontani da noi.

Credo, però, che più di tutto pesi la totale mancanza di fiducia nel futuro, il convincimento che le cose non cambieranno e che, prima o poi, da qui dovranno andare via….ed allora perché rinviar a dopo la laurea?

Quello che più mi fa male è che i nostri figli non credono più neanche nei loro padri ed a dire il vero noi non crediamo più in noi stessi. Li aiutiamo a trovarsi una strada lontano dalla nostra città perché, evidentemente, pensiamo di non essere in grado di cambiare il corso delle cose.

Tutto questo, però, mi ha dato uno stimolo, ho pensato che è arrivato il momento di non piangersi più addosso di reagire in maniera razionale, seria, non con le solite invettive contro tutti e contro tutto e senza il dannoso qualunquismo di chi si limita a dire “piove governo ladro”.

Sarebbe bello che ci rendessimo conto, tutti, che semplici gesti quotidiani nel nostro lavoro, nel nostro rapportarci con gli altri, nelle tante occasioni che ogni giorno abbiamo di comportarci da Cittadini degni di questo nome, possono contribuire a fare partire il volano di una nuova realtà sociale, che a catena, lentamente, coinvolga ogni parte della nostra città.

Gli educatori, i lavoratori, le imprese, i professionisti, i pubblici amministratori, …tutti davvero tutti possiamo dare un grande contributo con un minimo sforzo e…… magari tra qualche anno il mio secondo figlio deciderà di non seguire le orme della sorella perché le nuove generazioni potranno permettersi di sperare che una bella vita, in questa bella città, possa non essere più un miraggio!  

Bonny Candido