
di Fabrizio “Mr.cutting” Adamo
Rockstar, presidenti ed attori hanno una cosa in comune: quando salgono sul palco, l’attenzione è tutta per loro. Il pubblico, le telecamere e gli addetti ai lavori puntano lo sguardo sul protagonista indiscusso. Raramente nel mondo dell’informatica può succedere una cosa del genere, dato il poco appeal dei portavoce delle aziende, ed il contesto dove fiere e manifestazioni si consumano.
Steve Jobs, leader indiscusso di casa Apple è una eccezione. Porta avanti la bandiera con una consapevole arroganza: lui porta innovazione. Ma questo termine, in senso informatico potrebbe significare “nuovo modello”, o “ultima release”. No, quando lui sale sul palco, la gente sa che tirerà fuori dalla tasca qualcosa che va oltre la crisi: qualcosa di cool.
Anche questa volta, jeans e lupetto nero, barbetta e fisico da convalescente ospedaliero è salito in cattedra atteso dagli adepti della mela morsicata. Oddio, questa volta era un pò telefonata la cosa. Infatti da sei mesi o da sei anni se volete, si parlava in maniera veramente esasperante ed ossessiva di un fantomatico tablet di Apple. A che servisse o se fosse veramente in produzione lo sapeva solo Steve ed il suo cane che lo vedeva tornare tardi a casa la sera. Quasi quasi, potremmo pensare che in barba alle proclamazioni di casa Apple di non volersi mettere in concorrenza con il barbaro mondo dei netbook, l’abbiano messo in produzione perchè richiesto a furor di popolo.
Ma cos’è insomma st’iPad sbandierato il 27 di Gennaio da tutti i quotidiani online del mondo? Pochi lo sanno, visto che, presentato in un’oretta dal big boss, sarà disponibile da fine marzo, se i taiwanesi lo vorranno; ma così a prima occhiata chiunque direbbe che è un iPhone ipertricotico. E potrebbe anche andare bene così!
Quando iPhone fu presentato, fu sommerso dalle critiche più disparate: dalla mancanza della fotocamera frontale, passando per il bluetooth monco e finendo agli MMS ( che tutti noi utilizziamo allo sfinimento) implementati in tarda ora. Dopo due anni e mezzo il mondo della telefonia insegue iPhone scopiazzando interfaccia e modo di utilizzo, senza peraltro raggiungere risultati che possano quantomeno impensierirlo. Ma l’uovo di Colombo di Stewie non era il telefono, bensì le applicazioni.
Vedere il cinquantenne che entra da me con l’iPhone in mano perchè non sa come si compra l’applicativo del Grande Fratello, non ha prezzo.140.000 applicativi in due anni e mezzo è un numero mostruoso, se pensate che fanno anche un sacco di soldi.
Ecco, ora mettete tutta questa roba su un display da 10 pollici, metteteci iWork ( sarebbe Office di Apple, per i non praticanti), un client di posta elettronica, un browser internet ed una sim per navigare. Il 90% delle persone che stanno davanti ad un computer fanno questo: mandano mail, navigano su internet e forse scrivono una lettera. E farlo su quell’affare che ha tirato fuori Jobs dal giacchetto è veramente fico!
La base di installato di iPhone in questo paio d’anni ha portato con sè qualche importante sviluppo. Le case software fatte in un garage possono esistere di nuovo, perchè con un cervello e quattro mani pubblichi su AppStore la tua applicazioncina da .79 centesimi. Le grandi case software si buttano a capofitto sfruttando la chimera del videogioco: il digital delivery. IPhone è diventato il vero concorrente di Nintendo Ds e Sony PSP, ed ora con 10 pollici a disposizione mi viene solo da ridere.
Foto e video: era già sfizioso sul telefono, sull’iPad diventa produttivo. Passi il momento ludico, il tablet diventa uno strumento di comunicazione: presentazioni, demo da conferenze e fiere, strumento di confronto con partners commerciali di ogni giorno.
Il discorso editoriale per noi del bel paese è una bella gatta da pelare. Se in America, Amazon trema e rivede le politiche commerciali del suo Kindle, ormai vintage perchè banalmente monocromatico e monouso; in italy di libri elettronici avremo a malapena “La Divina Commedia” e “Le ricette di Nonna Pina”. Infatti zio Steve, avendo fatto a priori accordi con le maggiori case editrici del paese, ed essendo adesso in tour con iPad nel taschino per accaparrarsi versioni online personalizzate di quotidiani US blasonati, mette al sicuro l’utenza americana sui contenuti a disposizione. Noi se dobbiamo far fede sulla brillante idea di Repubblica su iPhone, che ha convertito l’applicazione (versione Bignami del quotidiano online) da gratuita a salato pagamento, di strada ne dobbiamo fare. E’ anche vero che l’AppStore in questo è molto democratico, e l’utenza premia l’applicazione che merita e si distingue nel mare di offerte.
Che dire, fine Marzo non è poi così lontana, e con un prezzo di lancio vicino ai 450 euro, lascia presagire vendite col botto, alla faccia di critici e detrattori che lo avranno sul tavolo, ci scommetto, il primo giorno. Così come scommetto che la corsa dei brand concorrenti è cominciata il giorno della presentazione di iPad. Il riferimento è stato presentato: via con l’attacco dei cloni.



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