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31 lug 2010
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NetbookMania

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Anche la beneficenza può destabilizzare equilibri di mercato forti e consolidati. Lo ha scoperto suo malgrado Nicholas Negroponte, luminare visionario del MIT, che aveva lanciato un progetto volto a costruire un computer economico per i bambini dei paesi in via di sviluppo. Dotato di connessioni wireless e schermo a colori sarebbe stato venduto a circa 100 €.
 
A quel prezzo, i governi del terzo mondo ne avrebbero comprati milioni per emancipare le popolazioni dei villaggi rurali. Per costruire il portatile, fu assoldata un’azienda taiwanese di nome Quanta. Sconosciuta ai più, è in realtà la più grande assemblatrice di laptop del mondo e a partire da Apple, Dell o HP tutti si servono di questa factory. Risolvendo il quesito di Negroponte, Quanta fece si che i bambini poveri del terzo mondo avessero avuto il loro bel portatile se non per 100 €, con qualcosina in più.
 Prendendo inspirazione da questo progetto, Asustek, settima azienda al mondo costruttrice di notebook, cominciò a realizzare il proprio computer a basse prestazioni ma economico. Anche questo avrebbe usato Linux, memoria flash, ed un piccolo schermo da 7”; nessun drive per DVD, non aveva la potenza necessaria per far funzionare programmi come Photoshop, ma era indicato per controllare la posta elettronica e andare su internet. I clienti sarebbero stati bambini, anziani e le classi emergenti indiane o cinesi che non potevano permettersi un portatile da 1000 €.
 
Quello che accadde fu qualcosa di completamente differente: quando Asus lanciò il suo EEE Pc alla fine del 2007, vendette tutte le 350.000 unità prodotte in pochi mesi, e non a gente di paesi poveri ma a persone provenienti dal ceto medio europeo ed americano, qualcuno che voleva un secondo portatile da portare in borsa ed utilizzarlo per YouTube o Facebook ovunque si trovasse. Presto i maggiori costruttori di PC come Dell, HP e Lenovo furono costretti a correre ai ripari e alla fine del 2008 quasi tutti i produttori di computer ebbero un netbook da 300 € sul mercato.
 
Stando a guardare, tutto questo sfugge alle regole del business che gira intorno alla vendita dei computer. Fino ad allora, il prodotto più all’avanguardia teneva botto fino a diventare col tempo accessibile al mercato di massa. I produttori di PC prendevano alla gola gli acquirenti con processori ultrapotenti e prestazioni da favola e passava almeno un anno prima che tale prodotto diventasse accessibile a tutte le tasche. In realtà, creando un portatile che soddisfasse i bisogni della povera gente, si scoprì qualcosa sugli abituali utilizzatori di PC: non volevano di più dal loro portatile, ma volevano meno..
 
Alla fine del 2008, Asus ha venduto 5 milioni di netbook, e gli altri brand ne hanno fatto 10 milioni tutti insieme. In particolare l’Europa è fuori di testa per i netbook, avendo vendite 8 volte superiori agli States. In un anno, i netbook sono diventati il 7% dell’intero mercato dei computer portatili. Possibilmente alla fine del 2009 diventerà il 12%.
 
Con i netbook è finita la guerra delle performance. Se prima si andava a cercare il computer più potente che potevi permetterti, per giocare a chissà quale videogioco o ritoccare i tuoi capolavori fotografici inseguendo montagne di RAM, schede grafiche da urlo, dischi rigidi da Terabyte e blu-ray su portatili da 17”, adesso ci si è accorti di una cosa: la maggior parte delle volte, con il computer si fa.. niente. Controlliamo le email, navighiamo su internet e forse vediamo qualche video in streaming: un gioco da ragazzi per il processore. Per anni, l’industria informatica ha usato la stessa strategia delle compagnie automobilistiche che vendevano SUV: promuovevano macchine incredibilmente potenti perchè i margini di profitto erano alti, facendo sognare i clienti con sgommate fuoristrada che non avrebbero mai fatto.
 I netbook hanno riportato l’orologio indietro di anni: i loro componenti hanno caratteristiche di portatili di quattro anni fa, e viene fuori che tutto ciò è sufficiente se devi chiederti se il segnale wi-fi è sufficiente o se Twitter è giù di nuovo. Considerato che il primo EEE pc montava una memoria di 4 GB, talmente piccola per pensare di archiviare foto, video o file di qualunque tipo, risulta palese che non ha senso un netbook che non è online.
 
Sembra che questi computer stiano seguendo la stessa strategia economica dei telefonini: Vodafone ha avviato una campagna pubblicitaria che dice che con 39€ al mese offre un piano di navigazione internet giornaliera con un netbook incluso in un contratto da due anni; ed è tutto così a buon mercato che sembra la fiera del quartiere dell’informatica.
 
In verità, ad un costo al pubblico di 300€, i netbook si fanno pagare più o meno quanto costano al produttore, forse qualcosa di meno; e tutti in questo momento dicono:” anche se perdiamo soldi, facciamo volume, giusto?”. Così Microsoft piazza su ogni netbook una copia di Windows XP, sistema operativo della scorsa generazione con soli 15$ di ricarico spianandosi la strada per la prossima piattaforma, Windows 7, affermando che girerà senza nessun problema sui nuovi apparati a dispetto della figuraccia fatta con Vista; Intel sta vendendo milioni di processori a basso consumo Atom dichiarando fatturati multimilionari, facendo in realtà una frazione dei soldi che avrebbe fatto con i più potenti Celeron o Pentium in un normale laptop.
 
Quello che si percepisce è che il netbook, sta ridisegnando l’industria dell’hardware informatico, se non la uccide prima.
 
Il terrore che serpeggia nell’industria informatica è che avendo creato un apparecchio così efficiente, molta gente semplicemente non sentirà più l’esigenza di spendere 1000 € per un computer portatile. Pregano che i netbook restino una seconda scelta, quella cosetta portatile che ti porti appresso invece del laptop; ma è anche possibile che la prossima volta che dovremo rimpiazzare il nostro vecchio portatile, andando in un centro commerciale ci chiederemo:” Perchè devo pagare così tanto una macchina che mi serve a mandare email e stare su internet?”. E Microsoft, Intel, Dell, HP e Lenovo quel giorno si sentiranno morire.
 
Ma Photoshop? E’ la domanda tipica di chi classifica i netbook come giocattoli per bambini. Di certo un processore a 1.6 GHz e Linux vanno bene per controllare la posta elettronica o cazzeggiare su Facebook, ma quando hai bisogno di vera potenza di calcolo come per il foto ritocco la musica cambia. Dio benedica le macchine fotografiche reflex e i videogiochi di ultima generazione che ci fanno pensare ad un computer “vero”. Un computer dove non si risparmia sulle plastiche e sull’assemblaggio; dove c’è una tastiera degna di tale nome, un display dove non lascio 5 diottrie ed un lettore DVD per guardare l’ultimo film di Michael “Trasformers” Bay. Un computer che ho pagato 1500 €, ma che so che mi durerà per anni indenne alle ultime release software assetate di risorse hardware.
 
Insomma, è vero che ci sono automobili cinesi da 5000 €, ma grazie a Dio ancora c’è qualcuno che compra BMW!

Fabrizio “mr.cutting” Adamo

 
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